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Artisti a Confronto: Damien Hirst vs Josh Keyes

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog, io sono Ary e oggi esploriamo un confronto fra artisti che vede protagonista una natura insolita e che fa emergere somiglianze di rappresentazione fra un famoso artista britannico fortemente influenzato da Francis Bacon e un molto meno famoso artista americano, ma non per questo meno degno di nota. Sto parlando di Damien Hirst e Josh Keyes.

 

 

Con questi due artisti il concetto di decontestualizzazione, diversamente dal dadaismo, esalta la natura anziché l’artificio, l’evento disarmante anziché la quotidianità e proprio per questo fonde tutti questi elementi insieme: La natura diventa silenziosamente violenta con Damien Hirst, e fortemente emotiva con Josh Keyes, ma sempre di una profondità contemplativa che s’insabissa in un mare placido e irraggiungibile, fatto di vasche d’acqua marina e formaldeide.

 

 

 

 

 

 

6 La natura diventa silenziosamente violenta con Damien Hirst

7 e fortemente emotiva con Josh Keyes, ma sempre di una profondità contemplativa

 

 

Queste vasche sono per Damien Hirst, uno slancio fisico inarrestabile e imprevisto che si impone allo spettatore, è una provocazione che decanta la necessità umana di mantenere le cose come stanno e per prolungare le sensazioni del presente.

9 inarrestabile e imprevisto che si impone allo spettatore, è una provocazione che decanta la necessità umana di mantenere le cose come stanno e per prolungare le sensazioni del presente

damieen hirst

La sua poetica esprime la natura marina come un gioiello, come un raffinato tesoro dei pirati, di quelli che sopravvivono alle loro mappe, mai riesumati, bloccati nel tempo e nello spazio, come cristalli ancestrali, come zanzare illibate nell’ambra, o molluschi che emergono dai coralli come altorilievi minerali.

10 La sua poetica esprime la natura marina come un gioiello, come un raffinato tesoro dei pirati

 

 

damien hirst

12 come cristalli ancestrali, 12 come zanzare illibate nell_ambra, o molluschi che emergono dai coralli come altorilievi minerali.

I colori con lui diventano opere già di per sé preziose e poetiche, perché certi pattern sono sempre quelli, solo che non ce ne rendiamo conto: perché delle conchiglie possono diventare ali di farfalla, e queste ali possono a loro volta trasformarsi in rosoni di cattedrali gotiche: attraverso queste fantasie si vola dalla lucentezza della madreperla alle dita di un cadavere che diventa parte dei fondali marini, ma sempre con una chiara prospettiva sull’esistenza, come un mandala che collega tutto, che elogia il credo e la fede come parti fondamentali della vita.

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16 ma sempre con una chiara prospettiva sull_esistenza, come un mandala che collega tutto, che elogia il credo e la fede come parti fondamentali della vita.

Anche la decomposizione e la dissezione diventano un modo per continuare a vivere, per alimentare il significato di ricordo e per modificare la percezione del futuro. Per predire cinicamente e lucidamente il giorno in cui ogni cosa sarà sommersa, anche ciò che così intensamente abbiamo cercato di proteggere, tutelare o sottrarre alla luce del sole.

17 Anche la decomposizione e la dissezione diventano un modo per continuare a vivere, per alimentare il significato di ricordo e per modificare la percezione del futuro

Anche la decomposizione e la dissezione diventano un modo per continuare a vivere,

Photographed by Christoph Gerigk ©Damien Hirst and Science Ltd.

19 anche ciò che così intensamente abbiamo cercato di proteggere, tutelare o sottrarre alla luce del sole.

Con questa convinzione il ready-made del dadaismo diventa un teatro e un sipario liquido si apre su di un palcoscenico che riflette allegorie e provocazioni, film d’autore e accenni alla moda.

20 diventa un teatro e un sipario liquido si apre su di un palcoscenico che riflette

20 allegorie e provocazioni, film d_autore e accenni alla moda.

Ciò che un momento prima echeggia spiritualmente con “La Montagna Sacra” di Jodorowsky e la sua dimensione onirica, in seguito si trasforma nella “Ricerca dell’Oblio” di Damien Hirst, dove non v’è spazio per il divino, ma solo per questa sensazione di profanazione emotiva e fisica.

22 E ciò che un momento prima echeggia spiritualmente con La Montagna Sacra di Jodorowsky e la sua dimensione onirica,23 in seguito si trasforma nella Ricerca dell_Oblio di Damien Hirst, dove non v_è spazio per il divino, ma solo per questa sensazione di profanazione emotiva e fisica.

Ed è così che Il sogno, anche il più intimo e intoccabile con Hirst annega, incontrando la vera forma dell’acqua e della sua dimensione di oscurità, di abisso e allo stesso tempo di trasparenza, della vita che prima nutriva e del gelo che ora infesta ogni memoria.

24 Ed è così che Il sogno, anche il più intimo e intoccabile con hirst annega, incontrando la vera forma dell_acqua e della sua dimensione di oscurità,

25 di abisso e allo stesso tempo di trasparenza, della vita che prima nutriva e del gelo che ora infesta ogni memoria.

Questa memoria fa testo anche nelle opere di Josh Keyes, ma è velata, sussurrata fra ghiacciai e statue abbandonate.

26velata, sussurrata fra ghiacciai e statue abbandonateOgni opera e avvolta da un ecosurrealismo bellissimo e struggente, che unisce

Ogni opera è avvolta da un ecosurrealismo bellissimo e struggente, che unisce la polemica di Banksy (fatta di bombole spray e immagini evocative) alla quiete del respiro animale.

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27 la polemica di Banksy (fatta di bombole spray e immagini evocative) alla quiete del respiro animale

Tramite la sua arte digitale Josh Keyes ci mostra l’aspetto metropolitano degli oceani e delle terre emerse, e la visione fisica ed emotivamente cruda delle vasche di Damien Hirst diventa con lui la malinconica solitudine di un mondo troppo piccolo per viverci, dell’incertezza evolutiva, dell’invasione dello spazio vitale.

28 Tramite la sua arte digitale Josh Keyes ci mostra l_aspetto metropolitano degli oceani e delle terre emerse,

29 e la visione fisica ed emotivamente cruda delle vasche di Damien Hirst diventa con lui la malinconica solitudine di un mondo troppo piccolo per viverc

30 dell_incertezza evolutiva, dell_invasione dello spazio vitale.

E’ con la sua arte che possiamo scostare le tende e affacciarci sugli atteggiamenti bizzarri e ribelli che la natura compie a nostra insaputa, tramite l’evoluzione e l’adattamento animale ad un mondo non sempre ideale. Ma per queste creature non esiste il concetto di habitat ideale: habitat è solo vita e sopravvivenza.

31.2 le tende e affacciarci sugli atteggiamenti bizzarri e ribelli che la natura compie a nostra insaputa, tramite l_evoluzione e l_adattamento animale ad un mondo non sempre ideale31.1 le tende e affacciarci sugli atteggiamenti bizzarri e ribelli che la natura compie a nostra insaputa, tramite l_evoluzione e l_adattamento animale ad un mondo non sempre idealejosha keyes

32 Ma Per queste creature non esiste il concetto di habitat ideale, habitat è solo vita e sopravvivenza.

Come nel film “Annientamento” ci ritroviamo testimoni di una madre natura confusa, di un miscuglio di creature e piante che dà vita a nuovi esemplari dal corredo genetico impossibile.

33 Come nel film Annientamento ci ritroviamo testimoni di una madre natura confusa,Annientamento netflic

34.2 di un miscuglio di creature e piante che dà vita a nuovi esemplari dal corredo genetico impossibile.34.1 di un miscuglio di creature e piante che dà vita a nuovi esemplari dal corredo genetico impossibile.

Questi animali sembrano aver perfino assorbito dai teschi degli esseri umani la rabbia repressa per via delle convenzioni, l’inciviltà del vivere imbottigliati nel traffico, i crimini di un’esistenza troppo veloce e frenetica.

35 perfino assorbito dai teschi degli esseri umani la rabbia repressa per via delle convenzioni,36 l_inciviltà del vivere imbottigliati nel traffico, i crimini di un_esistenza troppo veloce e frenetica.

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“L’uomo è un animale sociale” diceva Aristotele, ma in questi quadri ogni animale è un animale sociale in quanto ha assimilato la nostra concezione di comunità: di creature stipate e costrette all’entrare in contatto con le diversità fra gli uni e gli altri.

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qualcuno verrà divorato, altri si estingueranno, e altri ancora migreranno, esiliandosi fuori dal piedistallo vivibile, mentre gli oceani inghiottiranno tutto nel loro blu incontaminato.

38.2 qualcuno verrà divorato, altri si estingueranno, e altri ancora migreranno, esiliandosi fuori dal piedistallo vivibile38.1 qualcuno verrà divorato, altri si estingueranno, e altri ancora migreranno, esiliandosi fuori dal piedistallo vivibile

joshsh keyes39mentre gli oceani inghiottiranno tutto nel loro blu incontaminatoSe questo confronto vi è piaciuto complimenti a Damien Hirst e Josh Keyes e *PATPAT* a me! E se davvero vi è piaciuto, condividetelo sui social e mostratelo ai vostri amici!

Se volete approfondire la conoscenza di questi due artisti potete acquistare QUI il libro sull’arte raccontata da Damien Hirst, QUI il libro “Un’estetica del disgusto: Damien Hirst” e visitare QUI il sito di Josh Keyes.

Fatemi sapere in un commento cosa pensate di questi due fantastici artisti, li conoscevate entrambi? Quale rientra di più nei vostri gusti e soprattutto fatemi sapere cosa comunicano a voi, sono molto curiosa.
Ci vediamo al prossimo artista!

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CinemArte: Terry Gilliam

Ciao a tutti, ragazzi, bentornati sul mio blog e se invece siete nuovi, benvenuti!
Io sono Ary e quello di oggi finalmente è un articolo (e script di QUESTO mio video) che apre una rubrica sul cinema, e in particolare sui miei registi preferiti in ambito estetico e artistico: e con chi cominciare se non con colui che ha dato vita alle risate dei Monty Python e che oggi dopo 25 anni ci ha portato il Don Chisciotte sullo schermo?

Sì, sto parlando di Terry Gilliam!

1 colui che ha dato vita alle risate dei Monty Python2 oggi dopo 25 anni ci ha portato il Don Chisciotte sullo schermo

Un Incantatore che veicola lo sguardo, un Visionario dell’Etereo Decadentismo dell’Immaginario che inserisce nella pomposità e nella permalosità delle epoche sfarzose l’elemento di disturbo, ovvero soggetti grezzi, rustici, villani e volgari che danno adito alla vergogna e la esaltano fino al ridicolo.

3 Un incantatore che veicola lo sguardo, un visionario dell'Etereo Decadentismo dell'Immaginario4 che inserisce nella pomposità e nella permalosia delle Epoche sfarzose l'elemento di disturbo5 ovvero soggetti grezzi, rustici, villani e volgari che danno adito alla
Le immagini sconsacranti sono ciò che ci fa ridere dell’Arte di Gilliam, poiché ci dà la possibilità di mandare a quel paese i tabù che ogni giorno ci vengono rinfacciati.
Gilliam questi tabù li schiaccia con un piede gigante.

5.1 vergogna e la esaltano fino al ridicolo. Le immagini sconsacranti sono ciò che ci fa ridere dell'arte di Gilliam6 poiché ci dà la possibilità di mandare a quel paese i tabù che ogni giorno ci vengono rinfacciati

Allo stesso modo la bellezza con questo regista non sta più sulla superficie della pelle, ma si riconosce nell’estetica non convenzionale, sghemba, che si esprime con figure verso le quali siamo attirati non per i lineamenti piacevoli, ma per la scintilla di follia che sta sotto, per l’eccessiva umanità che sta in quegli occhi.

7 ma si riconosce nell'estetica non convenzionale, sghemba8Estetica non convenzionale, sghemba, che si esprime con figure verso le quali siamo attirati non per i lineamenti piacevoli, ma per la scintilla di follia che sta sotto10 per l'eccessiva umanità che sta in quegli occhi.

Ogni personaggio che ci presenta Gilliam è vissuto, il suo apice è passato, e ora sta trovando il suo posto in un mondo che l’ha dimenticato.

11 Ogni personaggio che ci presenta Gilliam è vissuto, il suo apice è passato12 e ora sta trovando il suo posto in un mondo che l'ha dimenticato
Anche le figure giovani sono ormai disilluse, già cresciute, e si connettono alla nicchia di chi permane invisibile alla società, agli affetti di nanismo, un chiaro riferimento a Jodorowsky e ai gitani, che Gilliam riprende come protagonisti, come i sopravvissuti della modernità, come una tradizione che seppur morente, resiste alla novità, ancorando le radici in un carro mobile.

13 anche le figure giovani sono ormai disilluse, già cresciute,

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15 ai gitani, che Gilliam riprende come protagonisti- come i sopravvissuti della modernità16 come una tradizione che seppur morente, resiste alla novità, ancorando le radici in un carro mobile.

Quella di Gilliam è un’estetica sporcata dalla sabbia e dalla terra, dai guizzi di colore che spiccano all’occhio dello spettatore mentre le scene si riempiono di una strana sensazione morbosa, unita ad una scenografia succulenta.

18 Quella di Gilliam è un'estetica sporcata dalla sabbia e dalla terra, dai guizzi di colore che spiccano all'occhio dello spettatore19e le scene si riempiono di una strana sensazione morbosa, unita ad una scenografia succulenta

Grazie a questi elementi Gilliam gioca con lo spettatore, mischiando vari contrasti, per vedere chi guarda restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.

grazie a 20 questi elementi Gilliam gioca con lo spettatore, mischiando vari contrasti, per vedere chi guarda20 restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.20.1 restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.

E questo è ciò che accade ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, che ti spiazza e ti fa ridere eccessivamente, mentre al contempo ti imbarazza senza motivo e ti meraviglia con tutti i rimandi alle sue opere precedenti: il Vestito rosso di Valentina e le Carovane di “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo”, il Cavaliere Rosso de “La Leggenda del Re Pescatore”, l’improvvisa ironia e rottura della quarta parete dei Monty Python

22 questo è ciò che fa don chisciotte che ti spiazza e ti fa ridere eccessivamente, mentre al contempo ti imbarazza senza motivo

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25 l'improvvisa ironia e rottura della quarta parete dei monty python

e la rottura della quinta, sesta parete, nel metterci dentro prima la rottura del muro fra due mezzi, quello della letteratura e della cinematografia, che diventano una cosa sola, e poi della propria realtà in quanto regista affannato alla ricerca dell’ispirazione: una ricerca che si compie dopo ben 25 anni di riprese e con un bagaglio di sfinitezza.

25.1 e la rottura della quinta, sesta parete, nel metterci dentro prima la rottura del muro fra due mezzi, quello della letteratura e della cinematografia,26 e poi della propria realtà in quanto regista affannato alla ricerca dell'ispirazione...Una27 ricerca che si compie dopo ben 25 anni di riprese e con un bagaglio di sfinitezza.

Allo stesso modo anche in “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo” la realtà dietro al film si fa palese aggiungendo ben tre attori a sostituire d’un tratto il ruolo di Heath Ledger.

27.1 aggiungendo ben tre attori a sostituire d'un tratto il ruolo di Heath Ledger. la presenza di questi tre attori ben più famosi di Heath Ledger, fanno paradossalmente

la presenza di questi tre attori ben più famosi di Heath Ledger fanno paradossalmente sentire la sua assenza, un’assenza che è un elefante nella stanza poiché fa svanire la loro fama dietro l’aura di ricordo che Heath si è creato, esponendo il vuoto e la rottura che la sua morte ha portato.

28 fanno paradossalmente sentire la sua assenza,29 un'assenza che è un elefante nella stanza poiché

Il bello della produzione di Gilliam è proprio che non tratta la realtà e l’immaginazione come mondi distinti, ma come un’intersecazione, come una potenzialità per le sue visioni e non come qualcosa da dimenticare per far spazio a fantasie in cui rifugiarsi.

30 Il bello del la produzione di Gilliam è proprio che non tratta la realtà e l'immaginazione come mondi distinti31 ma come un'intersecazione, come una potenzialità per le sue visioni e non come qualcosa da dimenticare per far spazio a fantasie in cui rifugiarsi.luomo-che-uccise-don-chisciotte-659x439

Come nelle illustrazioni di Jacek Yerka, troviamo mondi che si connettono con il passato, o meglio realtà che divengono ciò che sono solo in virtù di ciò che hanno subito e delle trasformazioni dell’umanità che si riflettono sull’ambiente:

34 o meglio, realtà che divengono ciò che sono solo in virtù di ciò che hanno subito,35delle trasformazioni dell'umanità si riflettono sull'ambiente, sporcizia e fogli volatili ovunque

Sporcizia e fogli volatili ovunque, Dadaismo, Tecnologia, per arrivare poi alle sue incredibili animazioni che ci interrompono il flusso di pensieri e ce lo risucchiano in estasi estranianti: narrazioni grottesche e bizzarre di pochi secondi scattosi e frenetici, che con la stop-motion e con il loro trasandato look da collage risultano ancora più esilaranti e sciocche, e dunque geniali, ispirate dalle ricomposizioni di surrealisti come Max Ernst, dalle animazioni di Karel Zeman e dalla morbidezza e fluidità insita nei quadri di Dalì.

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In ogni sua animazione, cortometraggio o pellicola, Gilliam ci inonda con il profumo della Patafisica allo stato più grezzo, ma anche con una profondità devastante che si cela in bella mostra.

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Si parte dalla costante di facce giganti delle figure boschiane,

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per passare alle citazioni artistiche reinterpretate come “La Nascita di Venere” di Botticelli.

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per poi arrivare ai protagonisti delle sue storie: viandanti fisici o mentali alla ricerca di un appagamento, tutti con uno scopo insito dentro di loro, eppure irrisolto e spiegazzato, come un foglietto accartocciato abbandonato in un cassetto, su cui sta scritto il senso dell’Universo.

47 viandanti fisici o mentali alla ricerca di un appagamento48 tutti con uno scopo insito dentro di loro eppure irrisolto e spiegazzato,49come un foglietto accartocciato abbandonato in un cassetto, su cui sta scritto il senso dell'universo.

Forse quel foglietto è proprio uno dei fogli volanti e delle cartacce che riempiono le inquadrature dei film di Gilliam, che viene calpestato come tutta la spazzatura normale.

50 Forse quel foglietto è proprio uno dei fogli volanti e delle cartacce che riempiono le inquadrature dei film di Gilliam51che viene calpestato come tutta la spazzatura normale.

Nel notare tutti questi aspetti il concetto di collage emerge spontaneo, proprio come nelle animazioni, e ci fa sentire lo stacco fra una ripresa e l’altra volutamente, rivelando che sono esse stesse un insieme caotico di collage, di fantasie insolite e difficili di natura che coronano perfettamente le inquadrature, dalla penombra giallastra all’atmosfera bluastra degli ambienti futuristici, ai volti deformati oppure esaltati dalla terra di siena bruciata, che vogliono farti domandare se sia un cerone palesemente teatrale oppure l’euforia del personaggio che prende posto sulla pelle e si mostra in tutta la sua trasparenza.

53rivelando che sono esse stesse un'insieme caotico di collage, di fantasie insolite e difficili di natura54che coronano perfettamente le inquadrature, dalla penombra giallastra,55all'atmosfera bluastra degli ambienti futuristici,55AIVO~1

Particolarmente interessante e quasi un suo stampo di fabbrica è la sua scelta di applicare alla scenografia delle piastrelle a scacchi, per velatamente ricordarti che si sta giocando al gioco preferito del Diavolo poiché ogni film di Gilliam è una partita a scacchi: si subodora come a volerti ricordare che è tutto un gioco sì, ma un gioco che può avere delle conseguenze devastanti per i soggetti in questione: una partita che provoca e attira consapevolmente il demonio, che rivela l’azzardo e la dipendenza dal rischio per ritrovarsi faccia a faccia con qualcosa di maligno da scacciare, per scendere a patti, per toccare il fondo fino a vendere l’anima, per poi risalire strategicamente, riuscire a salvarsi e perché no, fare uno scacco matto.

56Particolarmente interessante e quasi un suo stampo di fabbrica è la sua scelta di applicare alla scenografia delle piastrelle a scacchi57 per velatamente ricordarti che si sta giocando al gioco preferito del diavolo poiché ogni film di gilliam è una partita a scacchi58si subodora come a volerti ricordare che è tutto un gioco sì, ma un gioco che può avere delle conseguenze devastanti per i soggetti in questione59una partita che provoca e attira consapevolmente il demonio,che rivela l'azzardo e la dipendenza dal rischio60per ritrovarsi faccia a faccia con qualcosa di maligno da scacciare,61 per scendere a patti, per toccare il fondo fino a vendere l'anima,63per poi risalire strategicamente, riuscire a salvarsi e perché no, fare uno scacco matto.

La catastrofe nei film di Gilliam diventa un’emozione, quella sensazione di quando ti senti cadere dalle nuvole quando credevi che tutto stesse andando bene: è una tragedia che ti legge, è solo una storia sullo schermo.
Eppure ti pare la fine del mondo.

64quella sensazione di quando ti senti cadere dalle nuvole quando credevi che tutto stesse andando bene65è una tragedia che ti legge, è solo una storia sullo schermo… Eppure ti pare la fine del mondoMatt Damon - Lena Headey

Poi tutto si risolleva in un modo o nell’altro, per olistico intervento, e tu torni a ridere pensando a quanto sei stato sciocco e drammatico nel tuo giudizio.
Ma dopotutto non è esattamente questo che accade in ogni nostra vita?

66 Poi, tutto si risolleva in un modo o nell'altro, per olistico intervento,68 Ma dopotutto non è esattamente questo che accade in ogni nostra vita

Grazie per aver letto il mio articolo, ci tenevo a scriverlo specialmente dopo aver visto “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, che vi consiglio davvero davvero caldamente di guardare in quanto è un film letterario nel vero senso della parola, e il finale taglia la tela, ma non solo quella del cinema, anche quella del libro del Don Chisciotte e quella di tutta l’arte.
Il film poi è piaciuto così tanto a me e Rick che abbiamo anche fatto un video recensione sul suo canale, potete recuperarlo QUI.
QUI potete acquistare un libro per approfondire l’Arte di Terry Gilliam e inoltre vi consiglio di andare a guardarvi il videotributo del canale di Jeremy Mullins al Cinema di Terry Gilliam!
Fatemi sapere sotto al MIO VIDEO qual è il vostro film preferito di Terry Gilliam, il mio è sicuramente “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo”!
Questo era il primo articolo sull’Arte del cinema e noi ci vediamo al prossimo regista!

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I miei Design

DESIGN: Il Ramen di Dalì

Immergiti nel tepore del brodo scaldato da un’alba di tuorli;
Cedi alla tentazione dei zoccoli su un letto di sabbia e alga nori e di una croccante struttura errante;
Assapora la scioglievolezza degli orologi e il persistente gusto della memoria;
Fatti sorprendere dal retrogusto della nascita di un uomo nuovo;
E presta attenzione ai pizzichi di spezie e alla romantica decorazione di una rosa meditativa su un mare di eccentrici ingredienti;

Gustati il Surreale Ramen di Dalì e la realtà non sarà più la stessa!

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Clicca QUI per scaricare il Design “Il Ramen di Dalì”!
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Nel Design puoi ritrovare i riferimenti all’uovo di Vladimir Kush e alla Rosa Meditativa, al Bambino geopolitico osservante la nascita di un uomo nuovo, alla Persistenza della memoria, alla Tentazione di Sant’Antonio di Dalì.

 

dalì's ramen colori watermark

***

Come quelli che ho realizzato in precedenza, questo Design vuole coniugare la creatività e la potenza del marchio in un soggetto unico e originale, unendo la passione e l’entusiasmo per gli ambienti artistici e geek a dei contenuti originali ed esclusivi.
Questo Design non vuole essere solo una concept art, ma soprattutto vuole rappresentare la personalità di chi l’acquista, nonché un incontro fra la modernità del marketing e del brand e la potenza dell’immaginazione stessa:

Il prezzo per il Design è di soli 3,50 euro, e la qualità è garantita.
Ogni vostro acquisto è importantissimo per aiutarmi a realizzare il mio desiderio più grande, ovvero fare della mia arte una professione e quindi produrre sempre più contenuti digitali per su Selz e fatti a mano qui sul mio blog!
Una volta acquistato il Design avrai accesso a questi 3 file (immagini in PNG che saranno privi di watermark):

1_Il Ramen di Dalì in bianco e nero.png
2_Il Ramen di Dalì a colori.png 
3_Il Ramen di Dalì con sfondo ramen bar.png

Una volta scaricati i 3 Design potrete usarli come volete: potrete stamparli come poster per appenderli nella vostra camera, oppure su una maglietta da indossare, o su una tazza da regalare e altro ancora.

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Contenuto originale: Aryzona®
Per acquistare il Design dipinto a mano su maglietta o per ulteriori informazioni scrivimi a derizzo.arianna@gmail.com!

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L’Arte di Magritte

“Professore, è vero tutto questo? O sta accadendo solo nella mia mente?”
“Certo che è nella tua testa Harry, dovrebbe voler dire che non è vero?”
(cit. Silente)

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog!
Oggi vi voglio parlare di un uomo belga nato nel 1898, il cosiddetto “tranquillo sabotatore” che ha trascorso la propria vita ad ingannare gli occhi di tutti attraverso le sue tele e che noi oggi conosciamo come il padre del surrealismo, o meglio, di un tipo specifico di surrealismo.

Se da una parte infatti, c'è il surrealismo eccentrico, folle e allegorico di Dalì, che prendeprende le forme comuni e le fa sciogliere, le spezzetta, e le trasforma talvolta in mostri, talvolta in forme inconcepibili

Se da una parte infatti, c’è il surrealismo eccentrico, folle e allegorico di Dalì, che prende le forme comuni e le fa sciogliere, le spezzetta, e le trasforma talvolta in mostri, talvolta in forme inconcepibili, dall’altra parte c’è un surrealismo delicato nell’uso dei colori, nonché poeticamente filosofico, ovvero quello di Magritte.

Magritte infatti veicola figure e immagini apparentemente semplici attraverso quella che può essere intesa come la madre della contemporanea arte concettuale

Magritte infatti veicola figure e immagini apparentemente semplici attraverso quella che può essere intesa come la madre della contemporanea arte concettuale, un’arte che, prima di voler apparire, vuol farsi sentire attraverso un messaggio che era dormiente dentro di noi e che ora d’un tratto si è risvegliato.

un'arte che, prima di voler apparire, vuol farsi sentire attraverso un messaggio che era dormiente dentro di noi e che ora d'un tratto si è risvegliato.

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Ma questo è solo uno dei motivi per cui Magritte è ritenuto un caposaldo della corrente del surrealismo.
Il suo è un surreale minimale che è d’effetto e lascia poco spazio alle domande e molto all’immaginazione. La stessa immaginazione da cui scappa e alla quale ritorna sempre il fantomatico protagonista con la bombetta dei suoi quadri, il Mr Truman che ha paura di avere ragione, il Mr Banks che sogna la rottura, che sogna un segno arrivatogli dall’alto per liberarlo da qualcosa, ma cosa?

La silenziosa transizione fra i confini che ci siamo autodefiniti, come il confine fra terra e cielo, fra tela e paesaggio, fra giorno e notte è la stessa che avviene fra la mente dello spettatore e la rumorosa assenza all’interno delle tele di Magritte.

fra tela e paesaggio, fra giorno e notte è la stessa che avviene fra la mente dello spettatore e la rumorosa assenza all'interno delle tele di Magritte

La sua è un’arte che si espande su ogni piano, come un battito che parte dal cuore e arriva a pulsare fino alla superficie della pelle, un surrealismo quasi impercettibile, che si può sentire solo fermando il tempo, azzittendo il mondo e poggiando l’orecchio il più vicino possibile.

La sua è un'arte che si espande su ogni piano, come un battito che parte dal cuore e arriva a pulsare fino alla superficie della pelle,

un surrealismo quasi impercettibile, che si può sentire solo fermando il tempo, azzittendo il mondo e poggiando l'orecchio il più vicino possibile.

Quello di Magritte è un surrealismo sottile, che sfugge all’occhio poco attento, e proprio per questo viene spesso usato non come mezzo per fuggire dalla realtà, ma per immergervi, e per riuscire a comunicare al mondo i propri dubbi, le paranoie altrimenti inspiegabili a parole.


mostra su De Chirico e la Metafisica

ma per immergervi, e per riuscire a comunicare al mondo i propri dubbi, le paranoie altrimenti inspiegabili a parole.

Magritte è la voce all’interno della testa che si manifesta alla persona che si ha davanti quando non si ha la forza di confidarsi, e alla domanda “come stai?” si risponde “sto bene” anche quando non è così.
Così come il surreale di Magritte sfugge all’occhio distratto, allo stesso modo nella vita di tutti i giorni, talvolta ci sfuggono certi comportamenti delle altre persone, che se notassimo potrebbero raccontarci quello che succede nella loro mente, dietro a quel “sto bene.”

Ciò che mi ha avvicinato all’arte di Magritte infatti, è stata la consapevolezza che il quadro ti riflette, non per come sei fuori, ma per come ti senti dentro.
E’ un tentativo di capirsi, di intuire quale sensazione può portarti a sentirti leggero come una piuma e allo stesso tempo la testa pesante come piombo.

Non è un caso che per spiegare la sensazione di certi disturbi dissociativi si ricorra ai suoi quadri: perché dire “mi sento fuori dal mio corpo” pare un’affermazione estraniante dalla concezione e comprensione di chiunque, ma basta questo quadro per capire esattamente cosa si intende.

ma basta questo quadro per capire esattamente cosa si intende.

I quadri di Magritte sono i viaggi della nostra mente, sono le giornate impiegate a smaltire la paranoia incombente sopra di noi, sono le passeggiate lontane da tutti gli altri quando si è immersi in una propria passione, a dimostrare che ogni cosa può essere reale anche se è solo nella tua testa.

Non è un caso che per spiegare la sensazione di certi disturbi dissociativi si ricorra ai suoi quadri perché dire mi sento fuori dal mio corpo pare un'affermazione estraniante dalla co

sono le passeggiate lontane da tutti gli altri quando si è immersi in una propria passione

Con Magritte ciò che era nell’etere diventa d’un tratto tangibile, perché la sua arte dà voce a ciò che è invisibile, all’indefinibile che sta sotto alla pelle, a ciò che per noi è inspiegabile e che eppure viene proprio da noi, da ciò che taciamo, da ciò che ci auto-infliggiamo senza rendercene conto e senza che ce ne curiamo, da ciò che le altre persone nascondono e che noi ignoriamo.

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da ciò che taciamo, da ciò che ci autoinfliggiamo senza rendercene conto e senza che ce ne curiamo, da ciò che le altre persone nascondono e che noi ignoriamo

Proprio per questo, anche se può apparire così, l’arte di Magritte non è un’arte di solitudine, ma un’arte sulla necessità di conoscere se stessi e gli altri, e capire cosa sta succedendo dentro di sé in quanto parte del mondo.
E’ inevitabile guardare un suo quadro e intuire quello che il fantomatico uomo con la bombetta sta provando, e questo perché sei tu quell’uomo: sei tu Mr Banks, sei tu Mr Truman: un uomo che vorrebbe apparire in mezzo alla folla, che vorrebbe meravigliarsi ogni giorno per ricordare quanto è preziosa la vita, che vorrebbe guardare nella testa delle altre persone e trovare un segreto per sfuggire alla monotonia, alle finzioni, come fa Mr Truman nel Truman Show che attraversa lo sfondo Magrittiano per eccellenza e si lascia alle spalle la tela per lanciarsi nell’ignoto.

E' inevitabile guardare un suo quadro e intuire quello che il fantomatico uomo con la bombetta sta provando, e questo perché sei tu quell'uomo

Un uomo che vorrebbe apparire in mezzo alla folla, che vorrebbe
guardare nella testa delle altre persone e trovare un segreto per sfuggire alla monotonia, alle finzioni
e si lascia alle spalle la tela per lanciarsi nell'ignoto.

Magritte è il pittore di tutti quelli che si imbarazzano di fronte alle proprie idee, tanto che non hanno mai avuto il coraggio di confidarle a qualcuno. Nemmeno a loro stessi.
Magritte dipinge il tentativo di nascondere ciò che rende umani; il desiderio di mimetizzarsi, di una quiete interiore seppur fuori dall’ordinario.

Magritte dipinge il tentativo di nascondere ciò che rende umani; il desiderio
di mimetizzarsi, di una quiete interiore seppur fuori dall'ordinario.

Proprio come la sua arte dà ad intendere, il surrealismo grazie a Magritte ha rappresentato una porta che va oltre la realtà visibile, oltre il concetto di terreno e aldilà, di immaginazione e realtà.

, oltre il concetto di terreno e aldilà, di immaginazione e realtà.

Il mondo pare ad un tratto troppo pieno di tutto, e al contempo troppo vuoto sotto al cielo.

Il mondo pare ad un tratto troppo pieno di tutto, e al contempo troppo vuoto sotto al cielo.

Se vi interessa approfondire questo artista, QUI potete acquistare gli Scritti di Magritte e QUI il Libro sulle sue Opere.

Ci vediamo al prossimo artista!

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Magliette dipinte a mano

Il Ramen di Dalì

 

Immergiti nel tepore del brodo scaldato da un’alba di tuorli;

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(di Vladimir Kush)

Cedi alla tentazione dei zoccoli su un letto di sabbia e alga nori e di una croccante struttura errante;

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“La Tentazione di Sant’Antonio” di Dalì

Assapora la scioglievolezza degli orologi e il persistente gusto della memoria;

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“La persistenza della memoria” di Dalì

Fatti sorprendere dal retrogusto della nascita di un uomo nuovo;

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“Bambino geopolitico osservante la nascita di un uomo nuovo” di Dalì

E presta attenzione ai pizzichi di spezie e alla romantica decorazione di una rosa meditativa su un mare di eccentrici ingredienti;

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“Rosa Meditativa” di Dalì

Gustati il Surreale Ramen di Dalì e la realtà non sarà più la stessa!

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Contenuto originale: Aryzona®;
Nome T-shirt: “Il Ramen di Dalì”;
Pittura utilizzata (resistente al lavaggio): Setacolor opaque black;
Tessuto maglietta: cotone;

(Se anche tu vuoi una T-shirt con questo disegno (o se vuoi un ordine personalizzato) contattami in privato sui social o manda una mail a derizzo.arianna@gmail.com)

(Ora disponibile anche QUI su selz.com a 3,50 euro! QUI trovi l’articolo a riguardo.)

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Maglietta dipinta a mano

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I miei video!

Jeremy Miranda VS Dario Maglionico

“Quando il vento del cambiamento soffia, c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini a vento”
(antico detto Cinese)

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog! Io sono Ary e oggi parliamo di trasformazione, di convergenze fra due artisti e fra realtà e immaginazione.
Oggi infatti vi porto un nuovo confronto fra artisti poco conosciuti, il primo è americano, nato a Newport nel 1980 e l’altro è italiano, nato a Napoli nel 1986: vi presento Jeremy Miranda e Dario Maglionico!

Una sola, vasta tela; in essa due e più quadri che si incontrano.
Questo è ciò che sembra l’arte di Jeremy Miranda.

La natura sconfina fino a soverchiare lo spazio altrui, in una convergenza di realtà parallele che diviene quasi una collisione. Pare un mondo cresciuto a metà, bloccato fra due portali, che continua a trasformarsi, ad evolversi in questo stato dimezzato.

La natura sconfina fino a soverchiare lo spazio altrui, in una convergenza di realtà parallele che diviene quasi una collisione

Pare un mondo cresciuto a metà, bloccato fra due portali, che continua a trasformarsi, ad evolversi in questo stato dimezzato

Vediamo scorci di tutti gli oggetti che si sono smarriti nell’universo e che si sono catapultati in posti remoti, eppure così vicini che possiamo toccarli con mano.

Vediamo scorci di tutti gli oggetti che si sono smarriti nell'universo e che si sono catapultati in posti remoti, eppure così vicini che possiamo toccarli con mano

In questi luoghi così vasti e al contempo familiari sentiamo un nuovo livello del sublime romantico di Caspar Friedrich.
È una vastità che sa di claustrofobia, annegamento, assideramento e insieme quiete. Quiete piacevole e soffocante, sterminata in confronto a noi.

1 del sublime romantico di Caspar Friedricheuna vastita che sa di claustrofobia annegamento assideramento e insieme quiete Quiete piacevole e soffocante sterminata in confronto a noi

2 del sublime romantico di Caspar Friedricheuna vastita che sa di claustrofobia annegamento assideramento e insieme quiete Quiete piacevole e soffocante sterminata in confronto a noi

Così come in queste opere si fondono più piani di vari mondi, allo stesso modo c’è una fusione fra stili pittorici, un incontro fra le onde di Courbet, con un tocco di impressionismo di Turner e l’alienazione del surreale “Impero delle Luci” di Magritte.

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Tutti gli elementi si trasformano assieme all’ambiente: le montagne diventano fuoco, le foreste diventano liquide, e le onde diventano cielo mentre delle scale ci indicano la via della gravità, come un Bifrost elementare.

Tutti gli elementi si trasformano assieme all'ambiente le montagne diventano fuoco

E’ un sogno che vive all’interno del reale, un tentativo di scrutare le profondità delle pozzanghere, A far vivere gli elementi circondati da altri elementi, per sfidare la potenza della natura.

A far vivere gli elementi circondati da altri elementi, per sfidare la potenza della natura.

Ma c’è anche la nostalgia della memoria: quella casa ci pare tanto familiare, quasi come un ricordo che abbiamo cercato di cancellare e che ci tormenta

1 quella casa ci pare tanto familiare, quasi come un ricordo che abbiamo cercato di cancellare e che ci tormenta

E proprio attraverso quel ricordo, quella porta spalancata, atterriamo nel soggiorno di Dario Maglionico.

atterriamo nel soggiorno di dario maglionico, si passa dalla luce fioca e fredda ad un piacevole tepore casalingo
Si passa dalla luce fioca e fredda ad un piacevole tepore casalingo.
Non c’è spazio per il mondo esterno, c’è bisogno di un collage che sappia di umano, di movimento, frenesia, ansia, imbarazzo, squilibrio umorale, ma anche entusiasmo per le piccole cose: per le trasformazioni di ogni giorno che, impercettibili, mutano le persone e l’ambiente tutt’intorno.
L’atto di incorniciare tutto questo Dario maglionico lo chiama Reificazione.

Dario Maglionico, Reificazione #22, oil on canvas, 110 x 160 cm, 2017

ma anche entusiasmo per le piccole cose per le trasformazioni di ogni giorno che impercettibili mutano le persone e lambiente tuttintorno

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E’ il dietro le quinte dei personaggi che interpretiamo quando varchiamo la soglia e usciamo in un ambito sociale.
E’ il camerino dove si mostrano i veri difetti e pregi delle persone, dove si sente il tempo passare mentre la mente rimugina.

è il dietro le quinte dei personaggi che interpretiamo quando varchiamo la soglia e usciamo in ambito sociale

è il camerino dove si mostrano i veri difetti e pregi delle persone, dove si sente il tempo passare mentre la mente rimugina

Qui non c’è il surreale, c’è solo la magia di vedere spianate tutte le possibilità percorribili e immaginabili all’interno di un piccolo spazio, la pacifica ribellione nei propri confini, al sicuro da tutti, tranne che da se stessi e dalle proprie intenzioni.

Qui non c'è il surreale, c'è solo la magia di vedere spianate tutte le possibilità percorribili e immaginabili all'interno di un piccolo spazio

la pacifica ribellione nei propri confini, al sicuro da tutti, tranne che da se stessi e dalle proprie intenzioni

Anche il tempo si ferma a contemplare e a domandarsi cosa sia effettivamente il presente, il futuro e il passato e ammira tutte queste persone che non se lo stanno chiedendo. Persone minuscole che si perdono in piccoli problemi e preoccupazioni, come se contassero qualcosa.

Anche il tempo si ferma a contemplare e a domandarsi cosa sia effettivamente il presente, il futuro e il passato e ammira tutte queste persone che non se lo stanno chiedendo

Persone minuscole che si perdono in piccoli problemi e preoccupazioni, come se contassero qualcosa.

All’interno dell’arte di Jeremy Miranda e di Dario Maglionico si dispiega il potenziale cosmico della Monade di Leibniz dei paesaggi che abbiamo dentro di noi e degli elementi che costruiscono le case, della velocità a cui crescono le piante, e della lentezza dei nostri pensieri. Abbiamo dentro di noi il potenziale dell’universo.

Fatemi sapere se questo articolo vi è piaciuto e di quali altri artisti poco conosciuti vorreste sentir parlare.

Ci vediamo al prossimo artista!

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L’Arte di Sammy Slabbinck

Ciao a tutti, questa è la trascrizione del video “L’Arte di Sammy Slabbinck” che trovate sul mio canale Youtube!
Vi consiglio di alternare la visione delle opere di questo artista assieme al video ‘Up&Up‘ dei Coldplay e di accompagnare il tutto con le musiche degli M83!

***

“Un bravo artista copia, un grande artista ruba.” (cit. Pablo Picasso)

Ciao a tutti e bentornati sul mio canale!

Io sono Ary e in questa mia prima rubrica voglio approfondire con voi degli artisti di nicchia che ho incontrato su internet e che trovo spettacolari!

Se la scorsa volta vi ho parlato di Jack Vettriano (QUI il video), maestro delle atmosfere noir e della pittura corposa, oggi vi parlo di un maestro di scomposizione, o meglio di ricomposizione della scomposizione: Sammy Slabbinck.
Slabbinck è un artista belga nato nel 1977 e fra le altre cose ha fatto il video in memoriam di Leonard Cohen.
Ciò che mi interessa approfondire però non è chi sia o da dove sia partito, ma cosa sia in grado di fare con la sua immaginazione.
La parola d’ordine di questo artista è remix: tutto è un remix di qualcos’altro, tutto può essere fatto a pezzi e ricostruito, giocato, incastrato come si vuole.

Nelle sue opere Slabbinck rimette in gioco la nostalgia assieme all’aspettativa per il futuro, unisce il mondo in bianco e nero al mondo a colori.

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Ogni cosa è connessa con altro, niente è isolato.
L’ispirazione nelle sue opere non è altro che l’universo nella sua interezza e nei suoi dettagli. Ogni cosa che ci circonda è un pezzetto di un’opera d’arte, il bello sta proprio nello sperimentare tutte le sue possibilità, tutto ciò che si cela fra le righe di una personalità o di un luogo.

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Nelle opere di Slabbinck c’è la Monade di Leibniz, dove ogni cosa, potenzialmente, tiene dentro di sé l’intero universo. Il ruolo di Slabbinck è semplicemente quello di mostrare al mondo il dispiegarsi del potenziale di ogni cosa esistente, compresa l’arte stessa.

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Con Sammy Slabbinck un uomo può visitare un vulcano, giocare a biglie con il sistema solare, scalare una montagna grande come una tazzina da tè.

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Ciò che amo di questo artista è la naturalezza con cui inserisce il quotidiano nell’alienazione. E’ un surrealismo confortevole in cui ci si sente a casa con l’assurdo.

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Nella suoi rizoma si giocano universi, si smontano corpi, si condensa il tempo, si sconvolgono storie.
Tutto si può esplorare, mangiare, indossare, cavalcare.

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Con Sammy Slabbinck tutto diventa possibile.
Perciò, se dovessimo applicare la citazione iniziale di Picasso a Sammy Slabbinck potremmo dire che “un artista non ruba, bensì ricombina.”

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I personaggi delle opere di Slabbinck sono viaggiatori del tempo, comunissime persone degli anni ’50, ’60, ’70 che vengono riportati a nuova vita in questo futuro e che ci dimostrano di avere ancora molto da dire.

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Slabbinck è un dottor Who che sposta il moderno nel vintage e viceversa; è il fautore di un’arte senza tempo e pregna di passato, presente e futuro, che può essere messa in musica con la canzone Up&Up dei Coldplay o mischiata e confusa con l’arte di Mariano Peccinetti, ma in fondo fa tutto parte di una sola grande opera: l’arte del remix.

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Quest’oggi vi consiglio di approfondire l’arte del collage di Sammy Slabbinck attraverso ben tre modi: il primo è di guardare il documentario completo di Kirby Ferguson ‘Everything is a Remix’;
il secondo è di guardarvi tutto il video musicale dei Coldplay ‘Up&Up’;
e il terzo modo, prettamente legato all’artista, è di prendervi il suo libro ‘(Sur)Reality check: Sammy Slabbinck‘.
Come sempre se siamo riusciti a incuriosirvi, complimenti a Sammy Slabbinck e pat pat a me!”

Fatemi sapere di quali artisti vorreste sentir parlare prossimamente, condividete l’articolo se vi è piaciuto e iscrivetevi al mio canale per restare aggiornati sui miei prossimi video!

Ci vediamo al prossimo articolo!

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