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Il Sogno Americano di Norman Rockwell

Qui trovi il video:

Molto spesso da spettatori tendiamo a percepire l’artista come qualcuno che ne sa di più della gente normale, un veggente che dall’alto del suo terzo occhio ci dona la sua visione, irraggiungibile dalle menti di noi comuni spettatori.
Oggi vi porto un artista che dimostra quanto faccia ridere questo mito, che non ha mai voluto chiamarsi artista e che anzi ha passato la sua vita nel tentativo di sentirsi tale.
Un eterno perfezionista ed enorme fan di Rembrandt, che se lo vedi sembra il giusto compromesso fra un Sherlock Holmes furbo e arzillo e un Tolkien dallo sguardo malinconico, un cantastorie che con le sue illustrazioni ha fatto prendere vita al Saturday Evening Post, un Maestro dell’Età dell’Oro dell’Illustrazione. Sto parlando di Norman Rockwell.

America, una nazione giovane, che ha fatto del Sogno la sua missione.
Un Sogno Americano che è una favola dorata, un popolo di Hobbit che vive la pace e la semplicità di ogni giorno e che tramite lo stile di Rockwell assume la perfezione di una casa delle bambole.

È con questa perfezione che traspare la fragilità dei personaggi- talmente idilliaci da poter essere di porcellana: basta toccarli con un dito per sconvolgere il loro mondo, che proprio in quanto nuovo ha bisogno di stringere a sé tradizioni, farle proprie e non lasciarle più. Perché si sa che se si molla la presa dal terreno, le radici ancora acerbe potrebbero venire sradicate, dimenticate, spazzate via dal vento del cambiamento.

5.2 È con questa perfezione che trasparisce la fragilità dei personaggi- talmente idilliaci da poter essere di porcellana- basta toccarli con un dito per sconvolgere il loro mondo5.1 È con questa perfezione che trasparisce la fragilità dei personaggi- talmente idilliaci da poter essere di porcellana- basta toccarli con un dito per sconvolgere il loro mondo6 basta toccarli con un dito per sconvolgere il loro mondo, che proprio in quanto nuovo ha bisogno di stringere a sé tradizioni, farle proprie e non lasciarle più.

rockwell-america

Rockwell incornicia la realtà vintage nella quale vive e la rende un Brand, con espressioni esasperate e teatrali ed emotività che vanno oltre il ragionevole.
Ci contagia fra risate e shock, fra dramma e canti allegri, fra una pubblicità per la Coca-Cola e un’altra per i cereali Kellogg’s, trasmettendo la dipendenza dalla nuova prosperità degli anni ’50 come una vera e propria febbre che prende spazio fra le lentiggini delle giovani donne, sui nasi rubicondi dei pater familias, e che non risparmia nemmeno le guance euforiche dei più piccoli. Questo è un tratto fondamentale di Norman Rockwell.

8 Rockwell incornicia la realtà vintage nella quale vive e la rende un brand, con espressioni esasperate e teatrali
9 ed emotività che vanno oltre il ragionevole. Ci contagia fra risate e shock, fra dramma e canti allegri,

11 come una vera e propria febbre che prende spazio fra le lentiggini delle giovani donne, sui nasi rubicondi dei pater familias
12 e che non risparmia nemmeno le guance euforiche dei più piccoli. Questo è un tratto fondamentale di Norman Rockwell

Ogni inquadratura è una cartolina proprio come vuole apparire lo spirito americano, composto dalle Quattro Libertà che Roosevelt decanta, fatto di progresso e virtù, perfezionismo dalla prima portata di tacchino arrosto fino al dolce, indugiando in siparietti comici, perché concedersi di apparire un po’ più goffi permette di dimenticare i pensieri più cupi e rende tutti più felici.
Lo stile di Rockwell ci comunica calore, un talento familiare, lo stesso sentimento che proviamo quando sfogliamo un vecchio album di foto, o quando guardiamo il film “La vita è meravigliosa”.

13 Ogni inquadratura è una cartolina proprio come vuole apparire lo spirito americano

14.1 composto dalle 4 libertà che Roosevelt decanta, fatto di progresso e virtù,

15 perfezionismo dalla prima portata di tacchino arrosto fino al dolce
16.1 siparietti comici, perché concedersi di apparire un po' più goffi permette di dimenticare i pensieri più cupi e rende tutti più felici.
16.1 Lo stile di Rockwell ci comunica calore, un talento familiare- lo stesso sentimento che proviamo quando sfogliamo un vecchio album di foto

L’elemento segreto di Rockwell è la tolleranza (ironicamente, la stessa che non ha mai avuto per se stesso come artista).
E’ una storia che si racconta da sola, che si dispiega davanti ai tuoi occhi pur restando immobile: le espressioni si trasformano da un apparente entusiasmo ad una profonda tristezza nel giro di pochi secondi esaltando la profondità delle emozioni semplici.
Rockwell ti dà l’impressione di una superficialità che intrattiene per poi suggellare sottopelle qualcosa che è tutt’altro che superficiale.
I messaggi non sono rimproveri, sono invece finestre che mostrano l’ingenua volontà con la quale compiamo certe scelte.

20 pur restando immobile. Le Espressioni si trasformano da un apparente entusiasmo ad una profonda tristezza nel giro di pochi secondi

23 i messaggi non sono rimproveri, sono invece finestre che mostrano l'ingenua volontà con la quale compiamo certe scelte.

In ogni inquadratura c’è un evento importante che è al suo apice: può essere una tragica scoperta da parte di un bambino o la partenza di un giovane che vuole rendere orgogliosi i propri genitori: non c’è malizia, solo il desiderio di essere ascoltati.
Questo pensiero è proprio di Norman Rockwell, e ce lo fa percepire fra le tele, nel non dipinto, nell’etereo silenzio.

25 non ce malizia solo il desiderio di essere ascoltati e proprio di rockwell e lo fa percepire nelletereo silenzio

Questi sbalzi emotivi fra momenti e rassicuranti e momenti bui sono proprio la firma di Rockwell. In essi descrive le rumorose mancanze della sua vita: descrive un’infanzia rubata, passata in solitudine nella grigia New York dando sfogo al bambino che corre nella campagna spensierata.

Dipinge la demotivazione in sé stesso, il desiderio di essere all’altezza delle proprie aspettative ironizzando sulle sciocche insicurezze tipicamente umane. Proprio per questo quello che dipinge si chiama Realismo Romantico, perché è il sogno della realtà che avrebbe voluto vivere, ed è così che tramite la sua pittura Rockwell esaudisce il suo sogno americano.

28Dipinge la demotivazione in sé stesso, il desiderio di essere all'altezza delle proprie aspettative ironizzando sulle sciocche

30 Perché è il sogno della realtà che avrebbe voluto vivere. Ed è così che tramite La sua pittura Rockwell29 insicurezze tipicamente umane. Proprio per questo quello che dipinge si chiama Realismo Romantico.
31 esaudisce il suo sogno americano.
Poi, qualcosa cambia.
Luci colorate, risate, e poi, il silenzio.
Calore, ricchezza e giubilo eccheggiano ancora, Ma il silenzio predomina.

32 poi qualcosa cambia luci colorate risate e silenzio
33 Calore, ricchezza e giubilo echeggiano ancora, Ma il silenzio predomina

Quelli che prima erano ritratti di innocenza e spensieratezza, di nostalgia e vita semplice, fanno percepire i tempi che cambiano, la politica che si immischia: Ruby Bridges che attraversa il cortile della scuola e Norman che spacca il confine fra ciò che gli Americani vogliono vedere ed essere e la realtà.

36 Ruby Bridges che attraversa il cortile della scuola e Norman che spacca il confine fra ciò37 che gli Americani vogliono vedere ed essere e la realtàCon lui la guerra diventa personale, diventa lo sguardo di chi è impotente dinnanzi agli eventi, diventa la storia riscritta da un paesino sperduto, vissuta da chi resta a casa e cerca di sdrammatizzare anche quando ogni ricordo di calore e pace viene messo a rischio: diventa un nuovo ricordo di unione nella difficoltà, di sostegno e perdono nella fragilità.
Diventa il coraggio di sorridere ancora, nonostante tutto, e dare nuovo significato al proprio sogno americano.

38 Con lui la guerra diventa personale, diventa lo sguardo di chi è impotente dinnanzi agli eventi
39 diventa la storia riscritta da un paesino sperduto, vissuta da chi resta a casa e
40 cerca di sdrammatizzare anche quando ogni ricordo di calore e pace viene messo a rischio
41 Diventa un nuovo ricordo, un ricordo di unione nella difficoltà, di sostegno e perdono nella fragilità
42.1 Diventa il coraggio di sorridere ancora, nonostante tutto, e dare nuovo significato al proprio sogno americano.

Spero che questo artista vi sia piaciuto, e anche se non ha mai voluto definirsi tale, cosa che fa ridere e che però fa rendere conto di quanto umano e fragile fosse Rockwell stesso, lui era ed è un Artista e un Maestro. Voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere e se l’articolo vi è piaciuto *pat pat* a me e lui!
Ci vediamo al prossimo artista!

PER APPROFONDIRE L’ARTE DI NORMAN ROCKWELL:
QUI trovate il libro “Norman Rockwell – Behind the Camera”;
QUI trovate “My Adventures as an Illustrator” di Norman Rockwell;

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CinemArte: Terry Gilliam

Ciao a tutti, ragazzi, bentornati sul mio blog e se invece siete nuovi, benvenuti!
Io sono Ary e quello di oggi finalmente è un articolo (e script di QUESTO mio video) che apre una rubrica sul cinema, e in particolare sui miei registi preferiti in ambito estetico e artistico: e con chi cominciare se non con colui che ha dato vita alle risate dei Monty Python e che oggi dopo 25 anni ci ha portato il Don Chisciotte sullo schermo?

Sì, sto parlando di Terry Gilliam!

1 colui che ha dato vita alle risate dei Monty Python2 oggi dopo 25 anni ci ha portato il Don Chisciotte sullo schermo

Un Incantatore che veicola lo sguardo, un Visionario dell’Etereo Decadentismo dell’Immaginario che inserisce nella pomposità e nella permalosità delle epoche sfarzose l’elemento di disturbo, ovvero soggetti grezzi, rustici, villani e volgari che danno adito alla vergogna e la esaltano fino al ridicolo.

3 Un incantatore che veicola lo sguardo, un visionario dell'Etereo Decadentismo dell'Immaginario4 che inserisce nella pomposità e nella permalosia delle Epoche sfarzose l'elemento di disturbo5 ovvero soggetti grezzi, rustici, villani e volgari che danno adito alla
Le immagini sconsacranti sono ciò che ci fa ridere dell’Arte di Gilliam, poiché ci dà la possibilità di mandare a quel paese i tabù che ogni giorno ci vengono rinfacciati.
Gilliam questi tabù li schiaccia con un piede gigante.

5.1 vergogna e la esaltano fino al ridicolo. Le immagini sconsacranti sono ciò che ci fa ridere dell'arte di Gilliam6 poiché ci dà la possibilità di mandare a quel paese i tabù che ogni giorno ci vengono rinfacciati

Allo stesso modo la bellezza con questo regista non sta più sulla superficie della pelle, ma si riconosce nell’estetica non convenzionale, sghemba, che si esprime con figure verso le quali siamo attirati non per i lineamenti piacevoli, ma per la scintilla di follia che sta sotto, per l’eccessiva umanità che sta in quegli occhi.

7 ma si riconosce nell'estetica non convenzionale, sghemba8Estetica non convenzionale, sghemba, che si esprime con figure verso le quali siamo attirati non per i lineamenti piacevoli, ma per la scintilla di follia che sta sotto10 per l'eccessiva umanità che sta in quegli occhi.

Ogni personaggio che ci presenta Gilliam è vissuto, il suo apice è passato, e ora sta trovando il suo posto in un mondo che l’ha dimenticato.

11 Ogni personaggio che ci presenta Gilliam è vissuto, il suo apice è passato12 e ora sta trovando il suo posto in un mondo che l'ha dimenticato
Anche le figure giovani sono ormai disilluse, già cresciute, e si connettono alla nicchia di chi permane invisibile alla società, agli affetti di nanismo, un chiaro riferimento a Jodorowsky e ai gitani, che Gilliam riprende come protagonisti, come i sopravvissuti della modernità, come una tradizione che seppur morente, resiste alla novità, ancorando le radici in un carro mobile.

13 anche le figure giovani sono ormai disilluse, già cresciute,

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15 ai gitani, che Gilliam riprende come protagonisti- come i sopravvissuti della modernità16 come una tradizione che seppur morente, resiste alla novità, ancorando le radici in un carro mobile.

Quella di Gilliam è un’estetica sporcata dalla sabbia e dalla terra, dai guizzi di colore che spiccano all’occhio dello spettatore mentre le scene si riempiono di una strana sensazione morbosa, unita ad una scenografia succulenta.

18 Quella di Gilliam è un'estetica sporcata dalla sabbia e dalla terra, dai guizzi di colore che spiccano all'occhio dello spettatore19e le scene si riempiono di una strana sensazione morbosa, unita ad una scenografia succulenta

Grazie a questi elementi Gilliam gioca con lo spettatore, mischiando vari contrasti, per vedere chi guarda restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.

grazie a 20 questi elementi Gilliam gioca con lo spettatore, mischiando vari contrasti, per vedere chi guarda20 restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.20.1 restare perplesso di fronte alle proprie emozioni, di fronte alla convinzione che non tutto ciò che si prova ha una spiegazione razionale o convenzionale.

E questo è ciò che accade ne “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, che ti spiazza e ti fa ridere eccessivamente, mentre al contempo ti imbarazza senza motivo e ti meraviglia con tutti i rimandi alle sue opere precedenti: il Vestito rosso di Valentina e le Carovane di “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo”, il Cavaliere Rosso de “La Leggenda del Re Pescatore”, l’improvvisa ironia e rottura della quarta parete dei Monty Python

22 questo è ciò che fa don chisciotte che ti spiazza e ti fa ridere eccessivamente, mentre al contempo ti imbarazza senza motivo

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25 l'improvvisa ironia e rottura della quarta parete dei monty python

e la rottura della quinta, sesta parete, nel metterci dentro prima la rottura del muro fra due mezzi, quello della letteratura e della cinematografia, che diventano una cosa sola, e poi della propria realtà in quanto regista affannato alla ricerca dell’ispirazione: una ricerca che si compie dopo ben 25 anni di riprese e con un bagaglio di sfinitezza.

25.1 e la rottura della quinta, sesta parete, nel metterci dentro prima la rottura del muro fra due mezzi, quello della letteratura e della cinematografia,26 e poi della propria realtà in quanto regista affannato alla ricerca dell'ispirazione...Una27 ricerca che si compie dopo ben 25 anni di riprese e con un bagaglio di sfinitezza.

Allo stesso modo anche in “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo” la realtà dietro al film si fa palese aggiungendo ben tre attori a sostituire d’un tratto il ruolo di Heath Ledger.

27.1 aggiungendo ben tre attori a sostituire d'un tratto il ruolo di Heath Ledger. la presenza di questi tre attori ben più famosi di Heath Ledger, fanno paradossalmente

la presenza di questi tre attori ben più famosi di Heath Ledger fanno paradossalmente sentire la sua assenza, un’assenza che è un elefante nella stanza poiché fa svanire la loro fama dietro l’aura di ricordo che Heath si è creato, esponendo il vuoto e la rottura che la sua morte ha portato.

28 fanno paradossalmente sentire la sua assenza,29 un'assenza che è un elefante nella stanza poiché

Il bello della produzione di Gilliam è proprio che non tratta la realtà e l’immaginazione come mondi distinti, ma come un’intersecazione, come una potenzialità per le sue visioni e non come qualcosa da dimenticare per far spazio a fantasie in cui rifugiarsi.

30 Il bello del la produzione di Gilliam è proprio che non tratta la realtà e l'immaginazione come mondi distinti31 ma come un'intersecazione, come una potenzialità per le sue visioni e non come qualcosa da dimenticare per far spazio a fantasie in cui rifugiarsi.luomo-che-uccise-don-chisciotte-659x439

Come nelle illustrazioni di Jacek Yerka, troviamo mondi che si connettono con il passato, o meglio realtà che divengono ciò che sono solo in virtù di ciò che hanno subito e delle trasformazioni dell’umanità che si riflettono sull’ambiente:

34 o meglio, realtà che divengono ciò che sono solo in virtù di ciò che hanno subito,35delle trasformazioni dell'umanità si riflettono sull'ambiente, sporcizia e fogli volatili ovunque

Sporcizia e fogli volatili ovunque, Dadaismo, Tecnologia, per arrivare poi alle sue incredibili animazioni che ci interrompono il flusso di pensieri e ce lo risucchiano in estasi estranianti: narrazioni grottesche e bizzarre di pochi secondi scattosi e frenetici, che con la stop-motion e con il loro trasandato look da collage risultano ancora più esilaranti e sciocche, e dunque geniali, ispirate dalle ricomposizioni di surrealisti come Max Ernst, dalle animazioni di Karel Zeman e dalla morbidezza e fluidità insita nei quadri di Dalì.

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In ogni sua animazione, cortometraggio o pellicola, Gilliam ci inonda con il profumo della Patafisica allo stato più grezzo, ma anche con una profondità devastante che si cela in bella mostra.

monty (1)

Si parte dalla costante di facce giganti delle figure boschiane,

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per passare alle citazioni artistiche reinterpretate come “La Nascita di Venere” di Botticelli.

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per poi arrivare ai protagonisti delle sue storie: viandanti fisici o mentali alla ricerca di un appagamento, tutti con uno scopo insito dentro di loro, eppure irrisolto e spiegazzato, come un foglietto accartocciato abbandonato in un cassetto, su cui sta scritto il senso dell’Universo.

47 viandanti fisici o mentali alla ricerca di un appagamento48 tutti con uno scopo insito dentro di loro eppure irrisolto e spiegazzato,49come un foglietto accartocciato abbandonato in un cassetto, su cui sta scritto il senso dell'universo.

Forse quel foglietto è proprio uno dei fogli volanti e delle cartacce che riempiono le inquadrature dei film di Gilliam, che viene calpestato come tutta la spazzatura normale.

50 Forse quel foglietto è proprio uno dei fogli volanti e delle cartacce che riempiono le inquadrature dei film di Gilliam51che viene calpestato come tutta la spazzatura normale.

Nel notare tutti questi aspetti il concetto di collage emerge spontaneo, proprio come nelle animazioni, e ci fa sentire lo stacco fra una ripresa e l’altra volutamente, rivelando che sono esse stesse un insieme caotico di collage, di fantasie insolite e difficili di natura che coronano perfettamente le inquadrature, dalla penombra giallastra all’atmosfera bluastra degli ambienti futuristici, ai volti deformati oppure esaltati dalla terra di siena bruciata, che vogliono farti domandare se sia un cerone palesemente teatrale oppure l’euforia del personaggio che prende posto sulla pelle e si mostra in tutta la sua trasparenza.

53rivelando che sono esse stesse un'insieme caotico di collage, di fantasie insolite e difficili di natura54che coronano perfettamente le inquadrature, dalla penombra giallastra,55all'atmosfera bluastra degli ambienti futuristici,55AIVO~1

Particolarmente interessante e quasi un suo stampo di fabbrica è la sua scelta di applicare alla scenografia delle piastrelle a scacchi, per velatamente ricordarti che si sta giocando al gioco preferito del Diavolo poiché ogni film di Gilliam è una partita a scacchi: si subodora come a volerti ricordare che è tutto un gioco sì, ma un gioco che può avere delle conseguenze devastanti per i soggetti in questione: una partita che provoca e attira consapevolmente il demonio, che rivela l’azzardo e la dipendenza dal rischio per ritrovarsi faccia a faccia con qualcosa di maligno da scacciare, per scendere a patti, per toccare il fondo fino a vendere l’anima, per poi risalire strategicamente, riuscire a salvarsi e perché no, fare uno scacco matto.

56Particolarmente interessante e quasi un suo stampo di fabbrica è la sua scelta di applicare alla scenografia delle piastrelle a scacchi57 per velatamente ricordarti che si sta giocando al gioco preferito del diavolo poiché ogni film di gilliam è una partita a scacchi58si subodora come a volerti ricordare che è tutto un gioco sì, ma un gioco che può avere delle conseguenze devastanti per i soggetti in questione59una partita che provoca e attira consapevolmente il demonio,che rivela l'azzardo e la dipendenza dal rischio60per ritrovarsi faccia a faccia con qualcosa di maligno da scacciare,61 per scendere a patti, per toccare il fondo fino a vendere l'anima,63per poi risalire strategicamente, riuscire a salvarsi e perché no, fare uno scacco matto.

La catastrofe nei film di Gilliam diventa un’emozione, quella sensazione di quando ti senti cadere dalle nuvole quando credevi che tutto stesse andando bene: è una tragedia che ti legge, è solo una storia sullo schermo.
Eppure ti pare la fine del mondo.

64quella sensazione di quando ti senti cadere dalle nuvole quando credevi che tutto stesse andando bene65è una tragedia che ti legge, è solo una storia sullo schermo… Eppure ti pare la fine del mondoMatt Damon - Lena Headey

Poi tutto si risolleva in un modo o nell’altro, per olistico intervento, e tu torni a ridere pensando a quanto sei stato sciocco e drammatico nel tuo giudizio.
Ma dopotutto non è esattamente questo che accade in ogni nostra vita?

66 Poi, tutto si risolleva in un modo o nell'altro, per olistico intervento,68 Ma dopotutto non è esattamente questo che accade in ogni nostra vita

Grazie per aver letto il mio articolo, ci tenevo a scriverlo specialmente dopo aver visto “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, che vi consiglio davvero davvero caldamente di guardare in quanto è un film letterario nel vero senso della parola, e il finale taglia la tela, ma non solo quella del cinema, anche quella del libro del Don Chisciotte e quella di tutta l’arte.
Il film poi è piaciuto così tanto a me e Rick che abbiamo anche fatto un video recensione sul suo canale, potete recuperarlo QUI.
QUI potete acquistare un libro per approfondire l’Arte di Terry Gilliam e inoltre vi consiglio di andare a guardarvi il videotributo del canale di Jeremy Mullins al Cinema di Terry Gilliam!
Fatemi sapere sotto al MIO VIDEO qual è il vostro film preferito di Terry Gilliam, il mio è sicuramente “Parnassus: L’uomo che voleva ingannare il Diavolo”!
Questo era il primo articolo sull’Arte del cinema e noi ci vediamo al prossimo regista!

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