I miei Design, Magliette dipinte a mano

La Pop Art nell’occhio!

Con tutto quello che accade nello spazio ci si aspetta di vedere qualsiasi cosa fra le stelle e i meteoriti… Tranne una lattina caduta nell’occhio della Luna!
Che cosa ci fa una zuppa di pomodoro in un cratere inospitale? E’ ovvio: vuole essere la prima forma d’arte a conquistare il cuore di un grigio corpo extraterrestre – di certo è stato un po’ azzardato come primo contatto… Ma in fondo sappiamo che George Melies apprezza l’invadenza colorata!

“un piccolo passo per una lattina, un grande passo per la Pop Art!”

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Dipingere questa T-shirt mi ha divertito tantissimo e con l’occasione ho potuto rispondere a delle curiosità che spesso mi chiedete riguardo al processo della pittura!
Ecco qui IL VIDEO IN CUI CREO LA MAGLIETTA:

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Nome T-shirt: “La Pop Art nell’occhio”;
Pittura utilizzata (resistente al lavaggio): Setacolor opaque black + white + red;
Tessuto maglietta: cotone;
Per sapere il prezzo scrivimi sui social!

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Ero Guro: Arte, Erotismo, Orrore

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul mio blog!
Oggi vi illustrerò una corrente che non è molto conosciuta, ma che vanta di includere alcuni degli artisti più suggestivi e dei temi più oscuri e tabù che si possano immaginare: sto parlando della corrente dell’Ero Guro.
Sviluppatosi come movimento artistico negli anni ’20, la peculiarità che rende l’Ero Guro una delle correnti più affascinanti è la combinazione di horror, erotismo e grottesco in un unico mostro che si infila sottopelle e che in silenzio scatena la propria natura su illustrazioni e quadri di sfondo orientale.

juunji ito

suehiro maruoo

Ero Guro infatti deriva dal giapponese “ero guro nansensu”, ovvero erotico e grottesco nonsense: una costante molto amata è la malformazione estrema e surreale, unita ad una vena gore e al contrasto con protagoniste delicate e maliziose, un cibo succulento per ogni creatura degli abissi.

3 ovvero erotico e grottesco nonsense una costante molto amata è la malformazione estrema e surreale

4 unita ad una vena gore e al contrasto con protagoniste delicate e maliziose, un cibo succulento per ogni creatura degli abissi.

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Molto importante infatti è la parte erotica e morbosa della corrente che ha origine dalle stampe “Shunga” del periodo Edo, ritraenti la vita del Kotaishi (principe ereditario che si dava ai piaceri erotici nel suo Palazzo di Primavera).

6 ritraenti la vita del kotaishi, principe ereditario che si dava ai piaceri erotici nel suo palazzo di primavera.

L’Ero Guro così non si limita a mostrare il lato sensuale dell’erotismo classico, ma ci svela anche il lato più scabroso o allucinante, quello della decadenza sessuale, della corruzione, e soprattutto della violenza, un tema che in questo caso si ispira soprattutto al confine fra il vero e la finzione tramite i punti di contatto con avvenimenti reali.

7 ma ci svela anche il lato più scabroso o allucinante, quello della decadenza sessuale, della corruzione, e soprattutto

8.1 della violenza, un tema che in questo caso si ispira soprattutto al confine fra il vero e la finzione tramite i punti di contatto con avvenimenti reali.

In quanto movimento chiaramente controverso e inaccettabile venne soppresso durante la seconda guerra mondiale, per poi tuttavia riapparire più forte di prima nella cultura giapponese: proprio come un mostro o un demone, che sconfitto e relegato nel fondo dell’abisso riemerge dall’oscurità con nuove oscenità da mostrare al mondo.

junji ito

Queste nuove oscenità trasmettono la repulsione ed evocano onomatopee viscide e raccapriccianti attraverso i co-protagonisti delle opere, dai rettili dal sangue freddo, agli aracnidi pelosi e velenosi, passando per le reinterpretazioni delle memetiche violenze tentacolari, che compaiono per la prima volta proprio dalle stampe Shunga e che oggi costituiscono la massima moda della cultura hentai, fino ad arrivare a mollicce trasformazioni kafkiane in millepiedi e bruchi, come nell’omonima graphic novel “Il Bruco” di Suehiro Maruo, uno dei luogotenenti di questa corrente artistica.

13 volta proprio dalle stampe shunga e che oggi costituiscono la massima moda della cultura hentai,

14.1 fino ad arrivare a mollicce trasformazioni kafkiane in millepiedi e bruchi,

Suehiro Maruo in ogni sua rappresentazione nasconde in bella vista elementi portanti del folclore giapponese come le daruma doll, le statuine votive portafortuna che vengono sconsacrate dal sangue e che assumono d’un tratto l’aspetto di un ricordo infestante, o gli sporadici elementi che ricordano mostri a noi ben comuni, che si mischiano e diventano parte delle ambientazioni da trincea o militari, attribuendo il significato di violenza presente nell’Ero Guro all’elemento della guerra e dell’orrore.

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17 attribuendo il significato di violenza presente nell'ero guro all'elemento della guerra e dell'orrore.

Suehiro Maruo dunque ci comunica il massacro attraverso il concetto di memoria storica e il protagonista delle sue opere non è tanto la mutilazione fisica quanto quella psicologica, per trasmettere l’elemento dello stress post traumatico.

Le sue rappresentazioni infatti, seppur cruente, paiono spesso velate da uno strato di rappresentazione cinematografica, come se ci fosse un meccanismo di difesa che ci impedisce di guardare oltre per rimanere indenni dall’orrore, come per razionalizzare, stipando tutto ciò che di terribile ci è capitato dietro una pellicola proiettata, dietro a ricordi dei spensierati tempi andati, nei quali la violenza era solo un brutto sogno o una finzione, che si dipingeva di luci e contrasti alla Dario Argento fondendo insieme l’espressionismo e i raggi di una bandiera ormai spenta;

Nonostante ciò però l’inquietudine non se ne vuole andare, sbuca nei posti e nei momenti più imprevisti, e seppure tentiamo di ignorarla, essa tornerà sempre, perché è parte di noi, è il trauma sotto la nostra pelle che ci porteremo dietro per tutta la vita negli abissi del nostro cervello.

25 nonostante ciò però l'inquietudine non se ne vuole andare, sbuca nei posti e nei momenti più imprevisti, e seppure tentiamo di ignorarla

26 essa tornerà sempre, perché è parte di noi, è il trauma sotto la nostra pelle che ci porteremo dietro per tutta la vita negli abissi del nostro cervello.

Questa pellicola, questo Velo di Maya color miele che Suehiro Maruo ci offre come dolce protezione dagli orrori del mondo, Junji Ito invece ce lo strappa dagli occhi.

27 lui gioca col viscido con l'inaspettato e con la paura come un elemento costante della vita umana, che non è mai irrazionale o infondata

Lui gioca col viscido, con l’inaspettato e con la paura come un elemento costante della vita umana, che non è mai irrazionale o infondata. Con lui tutto è possibile: il mondo reale è il mondo degli spiriti mitologici giapponesi, degli yokai come lo Hyakume dai 100 occhi, che incarna l’elemento di disturbo e di frenesia incessante. Ciò che Junji Ito ama più di tutto infatti è portare l’elemento del terrificante letteralmente all’ennesima potenza, moltiplicando arti, occhi, creature, bocche e brividi e riempiendo di oscurità ogni angolo delle illustrazioni per non dare spazio all’umanità, per stroncarla nelle sue emozioni e annichilirla fino a lasciarle solo la possibilità di implodere in un buco nero.

30 ciò che junji ito ama più di tutto infatti è portare l'elemento del terrificante letteralmente all'ennesima potenza, moltiplicando arti, occhi,

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32 per stroncarla nelle sue emozioni e annichilirla fino a lasciarle solo la possibilità di implodere in un buco nero.

La mente umana nell’immaginario di Junji Ito prende la forma della realtà che la circonda, di un maelstrom, un pozzo oscuro senza fondo, che ci fa cadere sempre più giù nel gorgo della follia.

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Al contrario di Suehiro Maruo, però, per Junji Ito l’insanità mentale non è qualcosa da temere, ma da incoraggiare, in quanto è la chiave per una visione più approfondita delle cose e delle loro potenzialità, per farci far pace con il fatto che prima o poi anche noi diverremo degli yokai, dei mostri, fino a tornare alla terra dalla quale siamo venuti, in un ciclo di morte, putrefazione e rinascita.

34 in quanto è la chiave per una visione più approfondita delle cose e delle loro potenzialità, per farci far pace con il fatto che prima o poi

35 anche noi diverremo degli yokai, dei mostri, fino a tornare alla terra dalla quale siamo venuti, in un ciclo di morte, putrefazione e rinascita.

Per Junji Ito la paura è un’ossessione, che si riflette in una pupilla serrata e che vaga nel bianco e nero delle vignette in cui è intrappolata, cercando un colore che non c’è, impigliata nella desolazione di ombre e luci fioche.

36 per junji ito la paura è un'ossessione, che si riflette in una pupilla serrata e che vaga nel bianco e nero delle vignette in cui è intrappolata

37 cercando un colore che non c'è, impigliata nella desolazione di ombre e luci fioche.

Altro luogotenente di questa corrente è Shintaro Kago, che dal canto suo vive in un mondo a parte, con uno stile ben definito per giocare sul contrasto fra immagini assurde e raccapriccianti e il lato infantile dei colori a matita.

shintaro kagoo

Shintaro Kago proprio come l’Enigmista di “Saw” gioca con i soggetti delle sue opere, relegati ad una prigione che costringe al divertimento, una giostra dell’orrore che confina la mente e il corpo nelle figure di bambini e bambine in balia degli eventi, a sottolineare l’innocenza e l’inermità di fronte allo scempio a cui sono destinati.

L’horror di Shintaro Kago si veste da tendenza, da harajuku girl, da bambina lolita, esponendo l’influenza delle mode giapponesi come parassiti che si insinuano nei cervelli e trasformano la struttura umana di chi apparentemente è più fragile e candido. Il suo è un mondo di caramelle e puzzle di carne, arcobaleni e pericolosi automatismi.

6.1 esponendo l'influenza delle mode giapponesi come parassiti che si insinuano nei cervelli

6.2 e trasformano la struttura umana di chi apparentemente è più fragile e candido.

Takato Yamamoto infine rompe le aspettative e rovescia la medaglia rappresentando l’horror e il grottesco non come qualcosa da cui essere disgustati, ma anzi come raffinatezza elitaria, come una prelibatezza da galateo definita da un’estetica delicata e perfino poetica, dai colori tenui e un tratto fino ed elegante.

L’Ero Guro con lui diviene una favola dei fratelli Grimm, una mitologia che si fonde fra l’oriente e l’occidente, nella quale vediamo un confine sottilissimo fra mostri e santi, e nel quale gli abomini si mostrano come un’arte di pochi eletti, concezione paradossalmente ancor più insopportabile delle esplicite opere degli artisti precedenti.

11 diviene una favola dei fratelli grimm, una mitologia che si fonde fra l'oriente e l'occidente,

takaato yamamoto

13 e nel quale gli abomini si mostrano come un'arte di pochi eletti, concezione paradossalmente ancor più insopportabile delle esplicite opere degli artisti precedenti.

Ognuno di questi artisti porta sul palmo della mano gli occhi, gli organi genitali, il cranio, le viscere, ovvero tutti quei ventri molli che possono potenzialmente covare una progenie del diavolo, ed è proprio questo che affascina e confonde dell’Ero Guro.

14 gli occhi, gli organi genitali, il cranio, le viscere,

Mentre nell’horror occidentale infatti è predominante il terrore di ciò che sta oltre la morte, fra fantasmi che ci perseguitano, scheletri e creature sovrannaturali esterne a noi, con l’Ero Guro il mostro che ci infesta è dentro di noi, è un tarlo che ci mangia da dentro, è una malformazione che ci fa perdere il controllo, è un corpo che ci spaventa poiché il male non è altri che l’uomo stesso!

17 nell'horror occidentale infatti è predominante il terrore di ciò che sta oltre la morte

20 è un tarlo che ci mangia da dentro, è una malformazione

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e scrivetemi in un commento se vi ho fatto venire i brividi!
Se poi volete approfondire ancora l’Ero guro vi lascio i link ai libri degli artisti:
QUI la “Kagopedia” di Shintaro Kago;
QUI “Il Bruco” di Suehiro Maruo;
QUI “Brivido: Junji Ito”;
inoltre se volete sentire ulteriormente la pelle d’oca vi consiglio di andare QUI a recuperarvi il mio articolo sul Confronto fra Xue Jiye e Beksinski.
E se non mi seguite ancora su Youtube, cliccate QUI e iscrivetevi per nuovi video sull’arte ogni settimana!
Ci vediamo al prossimo artista!

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L’Arte e la Filosofia di Escher

“L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà.”
(Paul Watzlawick)

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog! Io sono Ary e oggi sono qui per parlare con voi di un artista alquanto noto e apprezzato, che ha rappresentato un’enorme fonte di ispirazione per film, libri e perfino giochi di psicologia.

Nato nel 1898, è stato un incisore e grafico olandese nonché un amante del paradosso, che grazie alla sua arte ha dato forma all’impossibile e dispiegato i limiti della concezione e coscienza umana.
Un uomo che ha confessato di sentirsi più simile a un matematico piuttosto che a un artista, e che tramite la sua produzione ha fatto coincidere questi due mondi apparentemente opposti.
Come avrete capito, sto parlando di M.C. Escher:
Scale, specchi, illusioni ottiche.
Questo è ciò che ci viene in mente quando nominiamo Escher, ma cosa c’è dietro questa solida struttura? Cosa si nasconde nelle ombre degli archi, nell’oscurità introspettiva della sua arte? cosa si cela dietro queste vertigini che ci colgono, in bilico sulle sue tele?

Nietzsche diceva che se si guarda troppo a lungo nell’abisso, alla fine l’abisso guarda dentro di te.
Ed è proprio questo che succede quando ci sporgiamo a guardare giù in queste opere, giù nella mente di Escher.

In un kafkiano vortice che non ha né inizio né fine, Escher ci descrive attraverso le sue immagini la trasformazione di Gregor Samsa in scarafaggio, una trasformazione nella quale Gregor non è mai del tutto scarafaggio e lo scarafaggio non è mai del tutto Gregor, poiché il protagonista delle opere di Escher, così come quelle di Kafka, è il divenire, l’atto di essere trasformato.

La vita stessa è trasformazione, è mutazione in atto e nonostante la nostra razionalità ci imponga di vedere immagini, corpi, immobilità e confini, il mondo è indaffarato nel proporci indefinibilità, sfumature, transizioni e transitorietà.

Escher tenta di mettere in immagine l’inimmaginabile, di dare forma all’informe, e in questo senso la sua opera è la rappresentazione stessa della nostra mente: essa come un Don Chisciotte immateriale, continua a combattere contro il mulino a vento del divenire per scoprirsi sempre sconfitta, naufragata, ridicolizzata.

“Metamorfosi” è la parola corretta per definire le opere di Escher, o forse per descrivere Escher stesso. Meglio ancora, “Metamorfosi” è la parola perfetta per descrivere Escher che diventa un’opera di Escher; l’autore che diventa personaggio, l’inerte che diventa vita, il caos che diventa significato.
(-Rick DuFer-)ec15569-900x900

Circondati dall’architettura dell’impossibile, cerchiamo di tenerci in equilibrio sul corrimano immaginario, e nonostante crediamo di essere ancora padroni del nostro corpo non ci rendiamo conto che stiamo già cadendo, precipitando nella tromba inesistente delle scale, fluttuando nel vuoto abissale fino a sussultare, come quando si cade in un sogno, e ci risvegliamo di soprassalto col cuore che scalpita.

Le scale, le strutture e le architetture in apparenza semplici ti catturano lo sguardo per miglia e miglia facendoti perdere la concezione dell’equilibrio, del tempo, del vuoto e della confusione, per poi lasciarti da solo con quell’inquietudine ignota, con quella sensazione venuta dallo spazio.

Escher ci accompagna e poi abbandona nel bianco e nero, sperduti nella opaca prigionia della nostra mente, del nostro riflesso e delle nostre illusioni diplopiche.

Escher ci accompagna e poi abbandona nel bianco e nero, sperduti nella opaca prigionia della nostra mente, del nostro riflesso e delle nostre illusioni diplopiche

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Illusioni che ci catturano e spezzettano man mano che l’opera prosegue a girare e vorticare per diventare un tutt’uno con il disordine olistico.
E’ una metamorfosi che non si ferma mai, un circolo vizioso che riparte e riporta sempre alla stessa illusione di evadere dal quotidiano.

è una metamorfosi che non si ferma mai un circolo vizioso che riparte e riporta sempre alla stessa illusione di evadere dal quotidiano

Se fissiamo troppo a lungo un’opera di Escher, finiamo per diventare noi stessi illusione: abbranchiamo la luce di un meccanismo, di una vita priva di avventura, monotona e bizzarra a rincorrere noi stessi e l’Eterno Ritorno.

Se fissiamo troppo a lungo un opera di Escher, finiamo per diventare noi stessi illusioneAbbranchiamo la luce di un meccanismo, di una vita priva di avventura, monotona e bizzarra a rin

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Escher è Matrix, una simulazione d’intenti, un Truman che esce sempre dalla porta dell’illusione e che sempre vi ritorna inserendovi uno e più mondi a piacere.

Tramite l’arte egli coglie la suggestione e la trasforma in una forza magica, in un incantesimo che muove tutto, in una geometria che ci guida come una via di fuga, come l’ordine nell’irrazionalità.

Tramite l'arte egli coglie la suggestione e la trasforma in una forza magicain un incantesimo che muove tutto

in una geometria che ci guida come via di fuga, come ordine nell'irrazionalità.

Il nostro pensiero influenzato dalle sue visioni è l’ingrediente segreto: la forma che spacca i confini della realtà fino a diventare una singolarità, un portale che ricorda molto l’inizio dell’universo stesso.

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Se volete approfondire l’arte di Escher vi consiglio di acquistare il libro “Godel, Escher, Bach”: una convergenza di musica, matematica e arte in parole, e un paio di libri che riportano le sue opere e illustrazioni.

Ricordatevi di condividere questo articolo se vi è piaciuto e se volete sentirmi parlare di un artista in particolare scrivetemelo in un commento!
Ci vediamo al prossimo artista e ricordatevi che non è tutto noia ciò che pensa!

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Artisti a Confronto: Miss Cyndi VS Virginia Mori

“Così i giorni scorrono attraverso i miei occhi
Ma sembrano sempre uguali
E questi bambini su cui sputi
Mentre cercano di cambiare il loro mondo
Sono immuni ai tuoi consigli
Sanno bene
ciò che sta accadendo loro”
(“Changes” di David Bowie)

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul mio blog!
Nel confronto di oggi vediamo due illustratrici contemporanee esplorare la giovinezza o, ancora meglio, ciò che si nasconde dietro di essa: il non detto.
La prima è un’artista che lavora a Taiwan dal tratto gentile e dai colori morbidi come nuvole;
la seconda invece è un’artista italiana di Pesaro e al contrario, usa raramente i colori: sceglie il bianco e nero senza fronzoli, concisa e bizzarra.
Vi presento Miss Cyndi e Virginia Mori!

Nonostante siano accomunate dalla semplicità, i soggetti di Miss Cyndi e Virginia Mori sono due facce della stessa medaglia: due gemelle separate alla nascita.

La prima gemella, plasmata dal tocco premuroso di Miss Cyndi, è delicata come carta velina, leggera come aria, poiché guarda il mondo sotto una cupola di cristallo.

Il primo nome che mi viene in mente nel guardarla è Amélie da “Il Favoloso Mondo di Amélie”.

Il primo nome che mi viene in mente nel guardarla è Amelie dal favoloso mondo di Amelie 1

In queste illustrazioni infatti vediamo la realtà attraverso gli occhi di una ragazza sognante, distratta, immersa completamente nella propria bolla di fantasia e gioco, di pensieri frivoli e colori leggeri come una piuma.

Spesso seduta nella serenità della quotidianità e monotonia, la vediamo trovare sollievo nelle piccole cose per poi cadere turbata di fronte a piccoli problemi che per lei risultano insormontabili.

per poi cadere turbata di fronte a piccoli problemi che per lei risultano insormontabili.

Attraverso i suoi occhi percepiamo il conforto e l’incanto di quella bolla che la separa dal mondo e che la fa infine restare da sola, lontana dalla normalità di tutti gli altri.

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Attraverso i suoi occhi percepiamo il conforto e l'incanto di quella bolla che la separa dal mondo

e che la fa infine restare da sola, lontana dalla normalità di tutti gli altri..jpg
Vediamo la giovinezza dipinta con la dolcezza della solitudine, ma anche la malinconia di non saper vedere la bellezza di cui tutti parlano e la convinzione di non riuscire mai a provare una vera emozione.

la malinconia di non saper vedere la bellezza di cui tutti parlano

e la convinzione di non riuscire mai a provare una vera emozione..jpg

Lo sguardo è vacuo, il volto inespressivo, mentre i pensieri sconfinano e si svelano dietro ad una trasparenza innocente.

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La seconda gemella invece, quella di Virginia Mori, brucia come il fuoco, o meglio, si logora, come fanno le braci.

La seconda gemella invece, quella di Virginia Mori, brucia come il fuoco, o meglio, si logora, come fanno le braci

Una passata di carbone e i colori svaniscono, lasciando il posto ad un altro mondo in bianco e nero, fatto di pallore, buio e rancore.

Una passata di carbone e i colori svaniscono, lasciando il posto

Una passata di carbone e i colori svaniscono, lasciando il posto ad un altro mondo in bianco e nero, fatto di pallore, buio e rancore

A lei non interessa quello che pensa la gente, non le interessa essere colorata per piacere alle persone. Le interessa solo essere se stessa.

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E’ una gemella incompresa, dalla personalità vibrante e ribelle e dalle mille frustrazioni.
Per questo mi ricorda Susanna Kaysen, dal libro e film “Girl, Interrupted”.

è una gemella incompresa dalla personalità vibrante e ribelle e dalle mille frustrazioni. per questo mi ricorda susanna kaysen dal libro e film girl interrupted 1

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Entrambe costrette in una realtà costruita di ragazze che sottomettono e vengono sottomesse, fanno credere di volersene fregare perché troppo superiori alla competitività. Entrambe dal temperamento intrattabile.

fanno credere di volersene fregare perché troppo superiori alla competitività. Entrambe dal temperamento intrattabile

Questa gemella, al contrario di quella di Miss Cyndi, rifiuta la routine del collegio e decide di riempire i suoi vuoti con aggressività e sarcasmo.

Questa gemella, al contrario di quella di Miss Cyndi, rifiuta la routine del collegio e decide di riempire i suoi vuoti con aggressività e il sarcasmo

Si confonde con la massa per diventare due, tre e più ragazze contemporaneamente.

Si confonde con la massa per diventare due, tre, e più ragazze contemporaneamenteSi mimetizza,Si mimetizza, diventa parte integrante delle cose, dell’arredamento, tutto pur di non essere costretta a entrare in contatto con le altre, tutto per dare sfogo alla misantropia più pura.

diventa parte integrante delle cose, dell'arredamento

La gemella di Virginia Mori non sogna ad occhi aperti poiché lo trova stupido. Preferisce invece vivere negli incubi; incubi disturbanti, ma anche creativi e divertenti.

La gemella di Virginia Mori non sogna ad occhi aperti poiché lo trova stupido. Preferisce invece vivere negli incubi, incubi disturbanti ma anche creativi e divertenti.d2822efd1fa31383fb4d892bb57960ed.jpgE mentre medita sulla propria superiorità intellettuale rimpiange tuttavia di non poter svuotare la propria mente dal chiasso imperante.

E mentre medita sulla propria superiorità intellettuale

Se ne sta sul proprio letto, come fa anche la gemella di Miss Cyndi, sfinita dai propri disturbi e dalle proprie insoddisfazioni.

Entrambe si rivoltano nelle loro coperte, per sfuggire alla realtà che devono affrontare ogni giorno.

3 Entrambe si rivoltano nelle loro coperte, per sfuggire alla realtà che devono affrontare ogni giorno

Entrambe si chiedono quando tutta questa confusione finirà.

Se questo video vi è piaciuto complimenti a Miss Cyndi e Virginia Mori e pat pat a me!
Vi ricordo che su Facebook c’è il mio gruppo Aryzona dove possiamo discutere sugli argomenti del blog e del mio canale!
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Ci vediamo al prossimo artista!

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